
5) Epicuro. Atomi e aggregati nell'illimitato.
Epicuro deduce l'infinit dell'universo dal fatto che se questo
fosse finito, lo sarebbe in rapporto a qualcosa d'altro. E deduce
l'infinit del numero degli atomi dal fatto che se questi
vagassero, finiti nel numero, in un universo infinito, non si
incontrerebbero e aggregherebbero.
Epistola a Erodoto, 40-42 (vedi manuale pagina 161).

1   [...] Eppoi dei corpi alcuni sono aggregati, altri componenti
degli aggregati. Questi sono indivisibili e immutabili, dato che
tutto non deve distruggersi nel nulla, ma permanere essi saldi
nella dissoluzione degli aggregati, avendo natura compatta, n
esistendo dove o come possano essere distrutti. Per cui 
necessario che i princpi costitutivi dei corpi siano
indivisibili.
2   Oltre a ci il tutto  infinito, poich ci che  finito ha un
estremo, e l'estremo si pu scorgere rispetto a qualcos'altro; ma
il tutto non si pu scorgere rispetto a qualcos'altro; di modo che
non avendo estremo non ha nemmeno limite, e ci che non ha limite
 illimitato, non delimitato.
3   E anche per la quantit dei corpi e per l'estensione del vuoto
il tutto  infinito. Se infatti il vuoto fosse infinito e i corpi
finiti, questi non potrebbero rimanere in alcun luogo, ma
vagherebbero per l'infinito vuoto, sparsi qua e l, non sostenuti
n mossi da altri corpi nei rimbalzi; se poi fosse finito il
vuoto, i corpi infiniti non avrebbero dove stare. [...].

(Epicuro, Opere, Einaudi, Torino, 1970, pagine 23-24).

